Intervista di Luca Tufano al dr. Colonna, presidente dell’Associazione Italiana Apiterapia.

Per Apitalia mi occupo solitamente di temi relativi alla salute dell’ape e dell’alveare, questa volta però vorrei proporre ai lettori un’intervista di argomento differente, affrontando il delicato e misconosciuto tema dell’apiterapia, ovvero delle possibili (e dimostrate scientificamente) proprietà terapeutiche dei prodotti dell’alveare rispetto alla salute umana. Come d’abitudine, lo faremo supportando le nostre affermazioni con dati scientifici, dimostrando peraltro, ancora una volta, come la scienza, nelle sua varie declinazioni (biologia, medicina, farmacologia etc) sia tutt’altro che ostile alla valorizzazione e alla salvaguardia di Apis mellifera, ovvero l’ape da miele comunemente allevata dall’uomo per ricavarne prodotti per l’alimentazione e, scopriremo, anche per la salute umana.

Come noto, specialmente agli addetti ai lavori, l’Italia vede la presenza di numerose aziende apistiche, specialmente di piccole e medie dimensioni, e di diversi hobbisti, impegnate in un sempre più complesso e duro lavoro in un Paese come il nostro in cui la cultura apistica è quasi a zero. Il consumo di miele pro capite in Italia, come spesso segnalato da questa rivista nelle sue campagne di informazione, è uno dei più bassi in Europa e nel mondo, e gli altri prodotti dell’alveare seguono a ruota, con un mercato di nicchia che stenta ad aprirsi e decollare con più ampio respiro. Il declino delle api negli ultimi anni è al centro di un dibattito ecologico che ha reso più popolari alcune problematiche correlate al suo allevamento, ma nonostante questo gli apicoltori traggono pochi vantaggi dal parlare di api senza un’adeguata informazione dei benefici offerti dai prodotti dell’alveare per l’alimentazione e la salute dell’uomo. A dimostrazione di quanto sto dicendo, se nel nostro Paese qualcuno ponesse domande sull’apiterapia, otterrebbe in risposta degli sguardi confusi e molti silenzi imbarazzati. Eppure l’apiterapia è una realtà consolidata e diffusa in diversi Paesi europei, sia occidentali che orientali (Russia, Romania, Francia, Svizzera e Spagna ad esempio), oltreché nelle Americhe, e lo è non in virtù della fiducia accordata ai  “rimedi della nonna”, ma sulla base di innovative ricerche mediche.

A colmare un vuoto, è intervenuta recentemente la fondazione della Associazione Italiana di ApiTerapia, fondata e presieduta dal Dott. Aristide Colonna.  Questa associazione nasce allo scopo di divulgare ai medici, agli operatori del settore del naturale e al pubblico la conoscenza e la pratica dell’apiterapia in Italia. L’obiettivo è quello di creare un network di medici, apicoltori, ricercatori, operatori del benessere e persone interessate allo sviluppo e alla pratica dell’apiterapia. Parliamo di questa nuova iniziativa direttamente con il suo presidente e fondatore:

  • Colonna, come nasce il suo interesse medico per l’apiterapia e perché, a suo avviso, questa realtà, seppur fondata su evidenze cliniche, è sconosciuta se non osteggiata in Italia anche da parte di operatori del mondo apistico?
  • Dopo molti anni di attività professionale nella cura dei pazienti come medico di famiglia , alcuni anni fa , in occasione di un congresso in Spagna fui attratto dai risultati ottenuti in campo dermatologico con l’applicazione del miele su lesioni cutanee molto gravi . Da li il mio interesse è cresciuto sempre più verificando clinicamente che l’integrazione della medicina moderna con quella naturale potesse far raggiungere risultati eccezionali e in più breve tempo. Dopo numerosi corsi, congressi e tavole rotonde con colleghi di altre nazioni , mi sono fatto convincere a far conoscere anche in Italia l’apiterapia, da considerare a tutti gli effetti un’integrazione alla medicina moderna ed uno strumento in più per i medici per giungere a risultati veramente sorprendenti. Agli apicoltori si deve far comprendere che tutti i prodotti dell’alveare possono essere utilizzati in apiterapia e sono tantissimi quelli con cui abbiamo già instaurato un ottimo rapporto di collaborazione.
  • Quali sono gli obiettivi nel breve e lungo periodo dell’Associazione e quali gli strumenti pensati per realizzarli?
  • Elemento fondamentale per l’associazione in questa prima fase è farsi conoscere come tale e quindi illustrare i benefici dell’apiterapia. Questo sta avvenendo grazie alla diffusione che stiamo facendo attraverso i vari canali di social network ma soprattutto con una nuova visione dell’apiterapia, facendola uscire dalla considerazione di “rimedio della nonna “ e impostandola su criteri più scientifici. Già da prima che fondassimo l’associazione il mio obiettivo è stato quello di entrare nell’ambito di alcune università italiane dove erano attive ricerche su alcuni prodotti dell’alveare per sviluppare una collaborazione. Con mio grande rammarico , ho potuto verificare che numerosi dipartimenti di ricerca sono completamente isolati nelle loro sperimentazioni e spesso i lavori eccellenti a cui tali ricerche portano hanno un carattere puramente accademico. Uno dei lavori che sta facendo l’associazione è quello di coordinare tali lavori per cercare di far interagire i diversi dipartimenti tra di loro. Con grande sorpresa sto verificando che sempre più università si stanno unendo a questo nostro progetto. Uno degli obiettivi a cui tendiamo particolarmente è il riconoscimento, da parte della farmacopea italiana, di alcuni prodotti dell’alveare per la terapia sull’uomo e sugli animali, come già avvenuto in Germania per il polline e in Ecuador per tutti i prodotti dell’alveare .

 

  • Il miele è senza ombra di dubbio il prodotto dell’alveare più diffuso. Dal punto di vista medico, cosa ci può dire in proposito?
  • La parola miele sembra derivare dall’ittita “ melit “ e per millenni ha rappresentato l’unico alimento zuccherino concentrato disponibile. Oggi è considerato un ottimo alimento per tutti e per gli sportivi in particolare. E’ composto da : glucosio, fruttosio, acqua e polline, gli zuccheri sono presenti in quantità variabile, in media intorno al 70-80%. La presenza di fruttosio dona al miele un potere dolcificante superiore allo zucchero raffinato ma anche una fonte d’energia che il nostro organismo può sfruttare più a lungo. Infatti, per essere utilizzato, deve essere prima essere trasformato in glucosio e quindi in glicogeno: il “ carburante” dei nostri muscoli. Il miele è dunque consigliabile agli atleti prima di iniziare un’attività fisica, grazie anche all’apporto calorico di circa 300 calorie per 100 gr. Lo zucchero raffinato, rispetto al miele, contiene invece saccarosio, che è un disaccaride composto da glucosio e fruttosio ed è privo di vitamine e oligoelementi presenti nel miele (rame, ferro , iodio , manganese , silicio , cromo , vitamine : A , E , K , C, complesso B ; derivati dell’acido caffeico ; enzimi e sostanze battericide ( acido formico ) e antibiotiche ( germicidina ): queste ultime categorie di sostanze permettono in particolare al miele di essere conservato a lungo e ne giustificano l’utilizzo come disinfettante naturale. Sono presenti tracce di olii volatili, da cui dipendono le proprietà organolettiche. L’azione antibatterica è nota da tempo ed è dovuta alla sua elevata concentrazione zuccherina ed al pH acido. Grazie alla glucosidasi, enzima inattivo nel miele puro ma che in soluzione si attiva, il glucosio si trasforma in acido gluconico e acqua ossigenata. I meccanismi d’azione del miele quindi sono due: aumentare la capacità di eliminare i batteri attraverso l’aumento del processo di fagocitosi dei globuli bianchi e, tramite un processo meccanico di “osmosi“, determinare la disidratazione della membrana citoplasmatica dei batteri. E’ ovvio che tutti questi meccanismi li ritroviamo in un miele sano a cui non sono state apportate particolari “ trasformazioni “ chimico-fisiche .

 

  • Venendo invece agli altri prodotti, in primis il polline “fresco” o il veleno, ultimamente di notevole interesse, cosa potrebbe dire ai nostri lettori per evidenziarne le virtù curative?
  • Come per il miele, anche il polline fresco ha capacità nutrizionali e curative. Non mi dilungo sui caratteri chimico-fisici di questo eccezionale prodotto, evidenzio solo l’importanza di utilizzarlo fresco in modo da coglierne tutte le proprietà energizzanti per lo sportivo e curative, soprattutto per l’azione antiedemigena e antinfiammatoria per esempio in caso di l’ipertrofia prostatica benigna. Per il veleno si stanno aprendo nuovi confini applicativi, conosciuto da secoli soprattutto tra gli apicoltori più frequentemente punti dalle api, per le sue azioni antidolorifiche nei processi osteoartrosici. Oggi studi nell’ambito oncologico stanno dimostrando l’azione antineoplastica di alcune frazioni che costituiscono il veleno d’ape, in particolare la mellitina. Credo sia opportuno trattare di questi ampi argomenti con maggior attenzione, spero in altre interviste.

 

  • L’Associazione Italiana di ApiTerapia punta molto sull’aspetto formativo, che intende sviluppare attraverso corsi rivolti anzitutto a medici, operatori del benessere e apicoltori. In effetti, la presenza di numerose “leggende” o false informazioni sulle proprietà curative dei prodotti dell’alveare ostacola non poco, anzi addirittura danneggia, la presa di coscienza delle proprietà terapeutiche dimostrate in sede scientifica e quindi oggettive. Quali iniziative sono previste per il 2016?
  • Come accennavo all’inizio uno degli scopi della associazione è far conoscere le possibilità curative dei prodotti dell’alveare e di creare un rapporto sempre più collaborativo con gli apicoltori, per questo stiamo lavorando alla creazione del primo corso nazionale di apiterapia che si terrà nei primi mesi del 2016.

 

  • Perché avvicinarsi alla realtà dell’apiterapia? E soprattutto, cosa questa realtà può offrire agli apicoltori sia in termini di crescita professionale che commerciale?
  • La realtà dell’apiterapia è sicuramente una possibilità che non dovrebbero perdere gli apicoltori in quanto gli mette a disposizione la possibilità di aumentare il loro reddito semplicemente lavorando su nuovi prodotti dell’alveare che manipolano tutti i giorni ma che non sono trattati per il loro valore aggiunto. In questo modo anche in Italia avremo delle vere e proprie “farmacie del naturale“ a cui i numerosi spero apiterapeuti possano attingere .