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Apiterapia

L’apiterapia è un insieme di trattamenti mirati al recupero del benessere con i prodotti raccolti, trasformati e secreti dalle api, ad integrazione della medicina convenzionale. È basata sulla Evidence-Based-Medicine (E.B.M) ovvero sulle prove di efficacia.

È un concetto medico che si basa su una tradizione molto antica, una pratica terapeutica plurisecolare il cui impiego è testimoniato da almeno due millenni. Sono stati trovati scritti sulle pratiche legate all’apiterapia in varie civiltà, tra cui quella egiziana, greca e romana.

In alcuni paesi l’apiterapia sta ottenendo riconoscimenti ufficiali e negli ultimi anni in Europa (Germania, Francia, Austria, Romania, Svizzera) si sono svolti convegni a livello internazionale con corsi di formazione e aggiornamento per medici e operatori.

Molte sono le evidenze cliniche pubblicate sull’argomento, nella sezione “Biblioteca” ne abbiamo inserito una selezione.

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Con l’apiterapia vogliamo dare, ai professionisti della salute un ulteriore strumento che si va ad integrare alle tecniche mediche convenzionali.

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STORIA DELL’APITERAPIA

Il miele era rappresentato e lodato negli scritti di diversi autori. È stato menzionato nella Bibbia, nel Corano e nel Talmud, ed era assai apprezzato da Romani, Greci ed Egizi.
Gli antichi greci lo chiamavano il “Nettare degli Dei”; autori e luminari di numerose civiltà ritenevano che tale nettare fosse un alimento meraviglioso, depositario di benefiche qualità medicinali.
In Egitto l’ape, stilizzata, era rappresentata in diverse tombe e statue, gli Egizi conservavano la frutta nel miele, e per l’imbalsamazione dei corpi, insieme ad altre sostanze, erano utilizzati lo stesso miele e la cera.
La mitologia greca racconta che Giove è stato nutrito dalle api del Monte Ida, che hanno prodotto miele a questo scopo.

La mitologia nordica collega al dio Odino il miele, con il quale si preparava una bevanda che aveva la virtù di trasformare in poeta qualsiasi mortale che l’avesse bevuta.

Nelle civiltà dell’antica India, la scoperta del miele si attribuisce agli dei del sole, gli Azwin, e il miele e la cera venivano utilizzati, grazie alla loro composizione, per la guarigione dei malati.

La medicina ayurvedica indica il miele come purificante, afrodisiaco, dissetante, vermifugo , antitossico, regolatore, refrigerante, stomachico, cosmetico, tonico, leggermente ipnotico, cicatrizzante; ad ogni specifico stato morboso o disfunzione corrisponde un particolare tipo di miele.
Nel Medioevo l’ape è stata scelta da alcune famiglie nobiliari per figurare sui loro blasoni, come simbolo della solerzia e dell’ordine.

Bisogna arrivare alla fine dell’800 per trovare moderni studi sugli del veleno d’api. Fu il medico austriaco Phillip Terc, riconosciuto come il “padre” dell’apitoxiterapia (la terapia tramite le punture di api), che scrisse il trattato “Rapporto sulla connessione tra le punture delle api e le malattie reumatiche”. Pubblicò i suoi risultati nel 1888 in una rivista di Vienna, e da allora in tutta Europa centrale si diffuse la pratica e l’interesse per l’apipuntura.
Non bisogna dimenticare Bódog Beck, medico ungherese, esperto di apiterapia. Nel 1935 pubblicò il libro Bee Venom Therapy con l’obiettivo di presentare sistematicamente tutto ciò che si sapeva sull’apiterapia. Beck si fece carico di raccogliere l’esperienza dei colleghi di tutto il mondo e delle varie epoche e illustrò nel libro come il veleno d’api funzionasse nei casi di reumatismi, artrite, artrosi e dolori muscolari con le relative controindicazioni e con la necessità di effettuare dei test allergologici preventivi.

Importanza delle qualità dei prodotti usati in apiterapia

L’apiterapia si avvale dell’uso di tutti i prodotti dell’alveare. L’operatore, deve avere certezza di utilizzare sostanze non contaminate da agenti chimici, sparsi nell’ambiente o utilizzati nella cura delle varie patologie che colpiscono le api, o da agenti fisici, come fonti di calore, utilizzate a volte nelle procedure di confezionamento. Metodologie non idonee alterano la completezza organica dei singoli prodotti determinando inquinamento o eliminazione di microelementi fondamentali nei processi di guarigione.

Prodotti delle api

I prodotti delle api sono: miele, polline, pappa reale, propoli, pane delle api, larve, veleno e cera. Hanno tutti un altissimo potere nutrizionale ad esclusione del veleno che ha delle applicazioni terapeutiche specifiche. Polline, pappa reale e pane delle api rappresentano per l’alimentazione delle importanti fonti di proteine. I prodotti, per essere idonei all’uso in apiterapia, devono essere lavorati in modo da non alterarne i principi attivi presenti in natura, devono essere privi di residui di pesticidi o farmaci usati per la cura delle api e provenire possibilmente da aree coltivate biologicamente.

I consigli riportati in queste pagine non vogliono e non devono sostituire il medico nella diagnosi e nella scelta della cura più appropriata. I suggerimenti si riferiscono alla prevenzione o al trattamento di lievi disturbi nella certezza di avere escluso patologie gravi.

Nel corso del tempo il miele è stato sempre considerato come uno degli alimenti più preziosi e accessibili all’uomo. In ciascun territorio abitato dalle api esiste la stessa credenza legata ai poteri “miracolosi” del miele utilizzato sia come alimento che come farmaco.

Caratteristiche del miele

  • Ricco di zuccheri semplici facilmente assimilabili (glucosio e fruttosio)
  • Potere edulcorante maggiore di quello dello zucchero ma con un minore apporto calorico. 100 gr di miele = 300 Kcal rispetto a 100 gr di zucchero 0 400 Kcal.
  • Valore nutritivo non limitato agli zuccheri, contiene anche vitamine del gruppo B, vit. C, calcio, ferro, potassio, amminoacidi, enzimi.

Utile in caso di:

Anoressia, astenia, stanchezza fisica e mentale, carenze nutrizionali, convalescenza, regimi alimentari in pazienti con epatite, problemi intestinali cronici di natura infettiva, problemi digestivi o di assimilazione.

Aumenta la resistenza alla stanchezza nei casi di sforzi ripetuti e migliora il rendimento mentale.

Facilita la cicatrizzazione delle ferite, le ustioni e le scottature guariscono più rapidamente se trattate con miele, ha un’azione battericida, è utilizzato sulle incisioni chirurgiche per facilitare il processo di guarigione.

I consigli riportati in queste pagine non vogliono e non devono sostituire il medico nella diagnosi e nella scelta della cura più appropriata. I suggerimenti si riferiscono alla prevenzione o al trattamento di lievi disturbi nella certezza di avere escluso patologie gravi.

Fonte per i contenuti riportati: Apiterapia – Autore: Cristina Mateescu – MIR Edizioni

È definito un superalimento. Utile in tutti i casi nei quali è necessario un prodotto con elementi nutritivi superiori a quelli del miele. Contiene tutti gli amminoacidi essenziali e non essenziali tanto che è segnalato fra le proteine vegetali di secondo ordine (contiene cioè gli amminoacidi essenziali e non essenziali in proporzioni non equilibrate, le proteine di primo ordine li contengono invece in proporzioni equilibrate).

Il polline ha una composizione molto complessa: zuccheri, lipidi, vitamine, enzimi, minerali, principi ad azione battericida e batteriostatica, fitormoni, carotenoidi e flavonoidi. Tutti questi elementi variano molto a seconda della specie vegetale dalla quale proviene il polline, dalle modalità di raccolta e lavorazione.

Si raccomanda in apiterapia l’uso del polline fresco congelato in quanto quello essiccato ha perso molte delle sue proprietà nutritive.

Il valore calorico medio del polline è di 246 cal per 100 gr.

È un supplemento nutritivo per carenze proteiche di vario genere, contiene il 20% di proteine rispetto al suo peso secco.

Come consumare il polline e in che quantità

Iniziare in maniera graduale perché i prodotti apistici possono indurre, in alcune persone con sensibilità accertata, delle reazioni allergiche. Il polline fresco congelato si può consumare puro masticandolo e facendolo sciogliere in bocca oppure mescolato al miele o in un liquido a temperatura ambiente. Quello essiccato va messo a macerare in un liquido qualche ora prima del consumo per renderlo più biodisponibile.

Adulti – iniziare con 1 cucchiaino a colazione aumentando gradualmente fino ad arrivare ad 1 cucchiaio al giorno

Bambini (fino a 12 anni) – iniziare con 3 grani aumentando di 2 grani al giorno fino ad arrivare a 1 cucchiaino al giorno.

 Evidenze cliniche classificano il polline come un alimento completo e gli accreditano le seguenti proprietà soprattutto per la sua alta concentrazione in bioflavonoidi, specialmente rutina.

  • antinfiammatorio
  • antivirale
  • antimicrobico
  • migliora i sintomi in caso di allergie per diminuzione della liberazione di istamina
  • ha un ruolo essenziale nell’assorbimento della vitamina C
  • rafforza i capillari
  • aumenta le difese immunitarie

 

I consigli riportati in queste pagine non vogliono e non devono sostituire il medico nella diagnosi e nella scelta della cura più appropriata. I suggerimenti si riferiscono alla prevenzione o al trattamento di lievi disturbi nella certezza di avere escluso patologie gravi.

Fonte per i contenuti riportati: Apiterapia – Autore: Cristina Mateescu – MIR Edizioni

Rappresenta il derivato naturale del polline con una disponibilità degli elementi superiore. E’ il polline depositato nell’alveare, nelle cellette dei favi, che nell’arco di circa 3 mesi subisce delle trasformazioni che portano alla formazione del pane delle api.

Trasformazioni biochimiche dovute alle condizioni di temperatura e umidità che producono modifiche strutturali:

  • la capacità germinativa scompare in 1-2 giorni
  • il saccarosio viene scisso in monosaccaridi
  • più facilmente assimilabile rispetto al polline perché si dissolve l’esina che compone le pareti del polline
  • i monosaccaridi vengono parzialmente trasformati in acido lattico
  • c’è un aumento della vitamina K
  • aumenta la conservabilità

Il risultato finale è un prodotto naturale con proprietà migliori del polline, più assimilabile, un maggior contenuto di monosaccaridi e vit. K, più conservabile (in luogo fresco e asciutto può resistere anche più di 10 anni). Ha quindi le stesse proprietà biologiche e terapeutiche del polline ma più accentuate, aumenta la capacità immunitaria ed adattogena.

 

I consigli riportati in queste pagine non vogliono e non devono sostituire il medico nella diagnosi e nella scelta della cura più appropriata. I suggerimenti si riferiscono alla prevenzione o al trattamento di lievi disturbi nella certezza di avere escluso patologie gravi.

Fonte per i contenuti riportati: Apiterapia – Autore: Cristina Mateescu – MIR Edizioni

È secreta dalle ghiandole ipofaringee delle api operaie giovani, le api nutrici, per nutrire le larve giovani e la regina per tutta la sua vita. Viene usata per il nutrimento diretto, normalmente non viene depositata ad accezione del momento in cui le larve destinate a diventare regine vengono nutrite in abbondanza con pappa reale. In questa circostanza, non riuscendo a consumare rapidamente la pappa reale, questa si accumula nelle celle reali. Per questo la definizione esatta della pappa reale che si trova in commercio dovrebbe essere: nutrimento destinato alle larve di regina in età compresa fra i 4 e i 5 giorni di vita.

I costituenti principali sono: acqua, proteine, zuccheri, lipidi, sali minerali ed enzimi. Sono presenti tutti gli amminoacidi essenziali (in totale 29 amminoacidi).

Fra gli zuccheri il fruttosio è predominante (glucosio e fruttosio sono presenti in concentrazioni simili a quelle del miele).

La frazione lipidica è formata da acidi grassi a catena corta (max 8-10 atomi di carbonio) che li rende più facilmente solubili in acqua e con un ottimo potere antimicrobico.

I principali minerali contenuti sono: potassio, calcio, sodio, zinco, ferro, rame, manganese (con una forte prevalenza di potassio). Contiene un vero cocktail di vitamine, soprattutto quelle idrosolubili e in particolare quelle del gruppo B, la vit.C e la vit. E.

Gli effetti fisiologici e come si assume la pappa reale

In soggetti sani agisce come stimolante, migliora la risposta immunitaria e le funzioni fisiologiche dell’organismo. Dà una sensazione generale di benessere (resistenza alla stanchezza, migliori prestazioni intellettuali, maggiore capacità di apprendimento e miglioramento della memoria).

Negli adulti la somministrazione è solitamente per dissoluzione sublinguale alla dose di circa 4 micro-cucchiaini al giorno di pappa reale fresca (cucchiaini generalmente compresi nelle confezioni). Per 1-2 mesi

Avvertenze

Può provocare reazioni allergiche in soggetti suscettibili, è controindicata in caso di allergia al polline, in gravidanza e allattamento.

 

I consigli riportati in queste pagine non vogliono e non devono sostituire il medico nella diagnosi e nella scelta della cura più appropriata. I suggerimenti si riferiscono alla prevenzione o al trattamento di lievi disturbi nella certezza di avere escluso patologie gravi.

Fonte per i contenuti riportati: Apiterapia – Autore: Cristina Mateescu – MIR Edizioni

 

È una sostanza resinosa, bruna, prodotta dalle gemme degli alberi che le api raccolgono e rielaborano. Usata dalle api per chiudere fori e interstizi dell’arnia, per attaccare i favi e “verniciarli” per renderli immuni dagli attacchi di batteri e funghi. Gli egizi la utilizzavano nell’imbalsamazione ed i greci per accelerare la cicatrizzazione delle ferite.

Oggi evidenze cliniche ne consigliano l’uso in numerosi disturbi.

I componenti presenti nella propoli sono identificati con quelli presenti nella specie vegetale che le api hanno visitato per produrla. In Europa le principali fonti derivano dalla resina dell’Ontano, Betulla, Nocciolo, Quercia, Pioppo e Salice.

Nella composizione della propoli sono evidenti resine, cere, oli volatili, polline, glucidi, amminoacidi, vitamine, enzimi, sali minerali:

55% resine e balsami

7,5-35% cere vegetali

10% oli essenziali

5% polline

4,40-19% impurità

Contiene terpeni, vitamine (A-B-E-PP), oligoelementi (Ag, Al, Cr, Co, Fe, Mg), amminoacidi liberi, sostanze tanniche, secrezioni delle ghiandole salivari delle api.

La propoli è considerata una dei prodotti naturali con le più sorprendenti azioni biologiche e terapeutiche: azione antimicrobica, antibiotica, antifungina, antinfiammatoria, analgesica, e antiossidante.

Azione antifungina e antibatterica della propoli

Gram positivi

Staphilococcus aureo: comune nelle infezioni localizzate con produzione di pus

Streptococcus pyogenes: infezioni della gola

Streptococcus viridans: flora normale del tratto respiratorio superiore che può produrre infezioni ai malati con immunodeficienza

Streptococcus pneumoniae: causa comune delle pneumoniti batteriche

Corynebacterium diphteriae: produce difterite

Azione antifungina

Microsporum canis: vermi anellidi, parassiti de gatti e cani, che possono trasmettersi alle persone

Microsporum gypseum: infezioni della pelle della testa e del corpo, diffuse in America del Sud

Phyalophora jeanselmei: conseguenza delle iniezioni, questo fungo può causare la morte dei tessuti più profondi

Piedraia hortae: fungo parassita che si può ritrovare nei capelli

Tricophyton mentagrophytes: può attaccare i capelli, le unghie e la pelle

Tricophyton rubrum: si può trovare nell’intestino, nel tratto respiratorio e sulla pelle

Una miscela di polline e propoli apporta importanti quantità di vitamina C e flavonoidi, utili per la stimolazione del sistema immunitario, per riparare il collagene, per la prevenzione di allergie, malattie neurodegenerative, infezioni virali e batteriche e nell’ipertrofia benigna della prostata.

I consigli riportati in queste pagine non vogliono e non devono sostituire il medico nella diagnosi e nella scelta della cura più appropriata. I suggerimenti si riferiscono alla prevenzione o al trattamento di lievi disturbi nella certezza di avere escluso patologie gravi.

Fonte per i contenuti riportati: Apiterapia – Autore: Cristina Mateescu – MIR Edizioni

Le larve, a prescindere dal fatto che siano di api operaie, regine o fuchi, sono tutte un’eccellente fonte di proteine.

I principali componenti sono amminoacidi perché solo quando l’ape è diventata adulta gli amminoacidi per biosintesi diventano proteine. Le larve contengono tutti gli amminoacidi essenziali per i quali abbiamo come unica fonte l’alimentazione perché il nostro organismo non è in grado di sintetizzarli.

 

I consigli riportati in queste pagine non vogliono e non devono sostituire il medico nella diagnosi e nella scelta della cura più appropriata. I suggerimenti si riferiscono alla prevenzione o al trattamento di lievi disturbi nella certezza di avere escluso patologie gravi.

Fonte per i contenuti riportati: Apiterapia – Autore: Cristina Mateescu – MIR Edizioni

 

Il veleno è un prodotto dell’alveare che non ha proprietà nutritive. Sulla sua composizione ed azione sono stati fatti numerosi studi.

Contiene glucosio, fruttosio e fosfolipidi più 18 componenti farmacologicamente attivi: peptidi, enzimi, ammine.

Il veleno è quindi un miscuglio di proteine, peptidi e molecole organiche di piccole dimensioni. I costituenti più importanti e potenzialmente pericolosi (essendo antigenici) sono gli enzimi fosfolipasi A2 e la ialuronidasi. La Melittina è il peptide invece più rappresentativo, molto attivo a livello delle membrane biologiche, ne produce la rottura e le rende sensibili all’attacco della fosfolipasi A2.

Elenco dei componenti con relative azioni terapeutiche:

Fosfolipasi A2 – azione radioprotettiva e mastocitolitica, provoca liberazione di istamima, abbassa la pressione arteriosa, ha proprietà antigeniche (è il maggior allergene del veleno delle api), ha effetti antagonisti rispetto alla alfa-tossina dello stafilococco e alla tossina del tetano.

Ialuronidasi – attacca i polimeri dell’acido ialuronico tissulare, aumenta la permeabilità capillare

Apamina – È antigienico e ha proprietà antinfiammatorie

Melittina – È il maggior componente del veleno (40-60%) ha le seguenti azioni:

  • antibatterica
  • antifungina
  • agente inibitore a livello del SNC
  • blocca le sinapsi nervose a livello muscolare e provoca contrazione della muscolatura liscia e striata
  • provoca liberazione di istamina
  • determina rottura dei mastociti
  • ha proprietà radioprotettive (soprattutto verso i raggi X)
  • provoca un aumento della permeabilità vascolare
  • abbassa la pressione arteriosa
  • non ha proprietà antigeniche (perché altrimenti i nemici delle api otterrebbero un’immunità specifica)
  • stimola l’asse ipofisi-corticosurrenale provocando la liberazione di catecolamine e cortisolo
  • è uno dei più forti agenti antinfiammatori conosciuti.
  • MCDP (peptide degranulatore dei mastociti) – Si è dimostrato avere un’azione antinfiammatoria 100 volte più potente dell’idrocortisone nel sopprimere lo sviluppo dell’artrite adiuvante inclusa.
  • Cardiopep – aumenta la forza di contrazione del cuore (azione beta-adrenergica) senza alcun effetto sulla circolazione coronarica, ha proprietà antiaritmiche e stimola, come la Melittina, la liberazione di catecolamine e cortisolo.
  • Adolapina – Ha un’azione analgesica e antinfiammatoria

A seconda della patologia da trattare il veleno può essere usato in creme, unguenti o in forma iniettabile. Tradizionalmente il veleno viene somministrato tramite punture dirette con api che vengono stimolate a pungere la zona affetta. Il più efficace è il veleno proveniente dalla puntura diretta, dalla fine della primavera fino all’inizio dell’autunno, cioè il periodo nel quale le api si nutrono di polline di buona qualità per produrre veleno.

Il veleno delle api è utilizzato da lungo tempo soprattutto nel trattamento di reumatismi e forme infiammatorie ma sono numerose le applicazioni che si stanno andando a sviluppare. Può essere utile in caso di: artrite, allergia al veleno (per la desensibilizzazione), geloni, eczema, fibromialgia, gotta, infiammazioni articolari, lombaggine, nevralgie, crampi mestruali, sclerosi multipla, disturbi vascolari periferici, nevralgia post-erpetica, psoriasi, reumatismi, sindrome di Reymond, sciatica, gomito del tennista, patologie neurodegenerative.

L’iniezione di veleno deve essere fatta da un medico o con la supervisione di un medico, seguendo precisi protocolli, dopo aver eseguito le analisi per escludere ogni forma di reazione allergica, con la consapevolezza del rischio reazioni avverse o shock anafilattico.

I consigli riportati in queste pagine non vogliono e non devono sostituire il medico nella diagnosi e nella scelta della cura più appropriata. I suggerimenti si riferiscono alla prevenzione o al trattamento di lievi disturbi nella certezza di avere escluso patologie gravi.

Fonte per i contenuti riportati: Apiterapia – Autore: Cristina Mateescu – MIR Edizioni

La secrezione della cera è effettuata dalle api di età compresa fra i 14-19 giorni, poi cala di intensità fino alla morte dell’ape. Viene utilizzata immediatamente dopo la secrezione per costruire un favo esagonale. Al momento della secrezione è liquida ma si solidifica rapidamente in forma di piccole squame bianco-latteo, anche il favo appena costruito ha un colore bianco lucido, via via che all’interno viene depositato cibo e larve questo diventa giallo dorato fino, negli anni, al colore bruno nerastro.

La cera di Apis mellifera (la specie più comune in Europa e alle nostre latitudini) ha nella sua composizione circa 284 composti diversi. Non tutti sono stati identificati ma si sa che più di 111 sono composti volatili e altri 48 partecipano alla produzione del profumo.

Il riscaldamento eccessivo in fase di lavorazione può portare alla modifica della struttura.

Viene principalmente utilizzata in cosmesi ma un particolare degno di nota è il suo contenuto in caroteni (cera di Apis mellifera), nessun altro prodotto naturale ne è così ricco. I caroteni sono la principale fonte di vitamina A.

Per esempio:

100 gr di carota = 2-9 mg di caroteni

100 gr di cera = 8-12 mg di caroteni

100 gr di carne = 60 U.I. di vitamina A

100 gr di cera = 4060 U.I. di vitamina A

 

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Fonte per i contenuti riportati: Apiterapia – Autore: Cristina Mateescu – MIR Edizioni

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